
Padova e´ una delle citta´ che molte persone conoscono per la sua universita e per particolari chiese o strutture architettoniche famose in tutto il mondo, ma il nostro obiettivo e´ quello di farvi conoscere alcuni “tesori” nascosti di questa citta´.
PRATO DELLA VALLE:

Il Prato della Valle è la più grande piazza della città di Padova e tra le più grandi d’Europa, con una superficie di 88 620 m^2.
La configurazione attuale risale alla fine del XVIII secolo ed è caratterizzata da un’isola ellittica centrale, chiamata isola Memmia, circondata da una canaletta (alimentata dal canale Alicorno) sulle cui sponde si trova un doppio anello di statue, con una circonferenza esterna di 1450 metri.
Periodo romano:
Collocato immediatamente a sud dell’antico centro romano e della grande ansa del Medoacus, l’antico Brenta secondo il suo vecchio alveo, il Prato fu uno dei principali punti di passaggio per giungere in città; infatti qui confluivano le antiche piste paleovenete che collegavano Patavium con Ateste (oggi Este) e con Adria.
Nel Campo di Marte, antico nome di Prato della Valle, si affacciavano importanti edifici come il teatro, chiamato Zairo.
Nel 304 la protomartire Giustina fu sepolta nell’area cimiteriale prossima all’area del Prato per secoli usata dagli abitanti di Patavium. Nel IV secolo la devozione cristiana per Santa Giustina portò alla costruzione di un primo luogo di culto nei pressi della sua sepoltura. Da questo momento in poi le sorti del Prato si legarono strettamente a quelle degli edifici sorti in onore di Santa Giustina.
Prato della valle Oggi:
L’area di Prato della Valle è stata oggetto di un complesso intervento di recupero a partire dai primi anni novanta. Tale recupero ha riguardato sia l’aspetto fisico dell’area sia quello sociale-funzionale. Progressive limitazioni alla circolazione delle auto hanno eliminato quasi totalmente le aree di parcheggio usate fuori dall’isola Memmia. Un nuovo assetto della vegetazione dell’isola ha consentito all’area di essere utilizzata da un grande numero di giovani, soprattutto nei mesi estivi come luogo di ritrovo per studiare all’aperto o prendere il sole. L’aumento dell’illuminazione pubblica ha permesso anche l’uso serale, soprattutto d’estate, quando l’isola è gremita di ragazzi tra i quali spesso si formano veri e propri gruppi che intrattengono la gente con musica o piccole recite improvvisate.
Il Prato mantiene, ovviamente, anche le sue funzioni storiche di luogo di commercio e di spettacolo. Ogni sabato vi si svolge il mercato tradizionale di Padova con oltre 160 banchi e ogni terza domenica del mese il mercatino dell’antiquariato.
Più volte l’anno il Prato ospita concerti (varie volte vi ha fatto tappa il Festivalbar) con decine di migliaia di spettatori.
Il lato sud della piazza, alle spalle dell’edificio del ex-foro boario, sarà interessato a breve da un progetto di trasformazione e riqualificazione (cosiddetto Progetto Crotti). Esso prevede il restauro della facciata dell’ex foro boario, la realizzazione di un parcheggio sotterraneo alle spalle dell’edificio stesso nell’area già oggi dedicata a parcheggio a raso. L’abbattimento delle tribune dello Stadio Appiani sul lato est e la sostituzione con una più piccola struttura in legno mantenendo la funzione sportiva del campo.
AULA ANATOMICA UNIVERSITA´:

Il Teatro Anatomico, completato nel 1595, è il primo esempio al mondo di struttura permanente creata per l’insegnamento dell’anatomia attraverso la dissezione di cadaveri. Questa tecnica, evolutasi di pari passo con lo sviluppo della scienza medica, diventa ricorrente nel Quattrocento: i documenti dell’epoca testimoniano come fosse diffusa la costruzione di strutture provvisorie, che venivano montate e smontate all’occorrenza, nelle quali gli anatomisti tenevano le loro lezioni ed eseguivano gli interventi. La loro forma ricordava quella degli anfiteatri romani. I corpi per le autopsie venivano consegnati all’Università dalle autorità giudiziarie: si trattava spesso, ma non sempre, di persone giustiziate.
Il Cinquecento è il secolo in cui l’anatomia padovana raggiunge il massimo prestigio: in città insegnano maestri come Andrea Vesalio, che dall’esperienza di Padova trarrà il suo capolavoro, De humani corporis fabrica (1543), opera fondamentale nella quale viene citato anche un teatro anatomico in uso a Padova che poteva contenere cinquecento spettatori.
All’interno del Teatro, la lezione era tenuta da un professore assistito da due studenti (massari). L’illuminazione era assicurata solo da candele fino a quando, nell’Ottocento, venne aperto un lucernario. Per rendere l’atmosfera meno cupa, era frequente accompagnare la lezione con l’esecuzione di musiche dal vivo. Il Teatro Anatomico fu utilizzato fino al 1872, quando venne chiuso alla pratica delle autopsie.
Oggi il Teatro Anatomico fa parte del percorso delle visite guidate a Palazzo Bo.
